Archivio Autore
Diario di un’adolescente: in viaggio verso il Giappone

La traduzione che vi proponiamo oggi è il capitolo dedicato al viaggio che nel 1982 portò Céline e René in Giappone per il World Popular Song Festival di Tokio.
Il testo è tratto dalla prima biografia autorizzata di Céline Dion, pubblicata per Québecor nel 1983 il cui titolo è Céline Dion. La naissance d’une étoile (la nascita di una stella) di Marc Chatelle. Marc Chatelle ci offre dunque un resoconto diaristico, difatti nel testo talvolta il narratore è omodiegetico talvolta weterodiegetico. Nel caso del brano che vi stiamo proponendo è Céline stessa che ci parla del suo viaggio verso il Giappone, abbiamo dunque il diario di una quattordicenne.Vi auguriamo buona lettura!
Eravamo in viaggio da più di 20 ore e mi sembrava un viaggio infinito. Mia madre alla fine si era addormentata ma io non si riuscivo. una hostess si è avvicinata a me e mi ha detto che stavamo per arrivare. Ho chiamato mia madre per vedere la discesa su Tokio. Arrivando all’aereoporto abbiamo visto una giovane donna con un cartello con su scritto il mio nome: René e Ben Kaye avevano contattato una interprete che si chiamava Tom0ko Hatori, parlava benissimo il francese.Fuori ad aspettarci c’era un veicolo mandato dagli organizzatori del Festival, questo ci avrebbe condotti all’hotel Imperial Palace. Arrivati all’hotel ci hanno condotti alle nostre stanze, erano piccole stanze senza letti.
L’indomani, nel posto in cui si sarebbe svolto il festival, gli organizzatori ci hanno spiegato come si sarebbe svolta la competizione; ci hanno detto che ci sarebbero state due semi-finali, l’una venerdì, l’altra il sabato. La finale era di domenica. Io ero stata scelta per partecipare alla prima semifinale, quella di venerdì. Ovviamente non avrei avuto il tempo di visitare bene la città.
Le prove si sarebbero svolte presso uno studio che apparteneva alla compagnia Yamaha, la compagnia che organizzava il festival. Avevo almeno 54 musicisti che mi avrebbero accompagnato. Il direttore d’orchestra mi ha detto che era a mia completa disposizione. Quel giorno ciascun artista aveva una sola ora per provare anche se il giorno successivo avremmo avuto altre prove al Budokan Hall, luogo molto importante per la vita sportiva giapponese. Era una specie di Forum, poi ho scoperto essere una specie di santuario della lotta di sumo giapponese che ospita almeno 12.000 persone. Quando siamo arrivati al famoso Budokan Hall, c’erano tutti i semifinalisti con i loro agenti, manager, addetti stampa. Due australiani che mi avevano sentita già cantare, conoscevano René e si sono diretti verso di lui. Questi due uomini erano i garanti della carriera di olivia Newton-John e volevano assolutamente che René firmasseun contratto con loro.
E poi… e poi finalmente è arrivato il venerdì. Mi avevano dato il numero 5. E 5 in giapponese si pronuncia GO. Dopo la mia esibizione ho avuto una longa ovazione ma ancora nessun risultato. Bisognava aspettare che tutti i candidati della seconda semi-finale finissero di cantare per sapere quali sarebbero stati i 10 candidati che si sarebbero ritrovati in finale la domenica.
Tutti i risultati erano dati in giapponese e René e Ben Kaye hanno imparato a contare sino a 10, ovviamente in giapponese. Beh non volevo assolutamente perdermi la finale semi-finale di sabato. C’erano tra i concorrenti grandi artisti come B.J. Thomas che aveva venduto più di 10 milioni di dischi negli Stati Uniti con la sua canzone Rain Drops e c’era anche John Rowles il più grande rivale di Tom Jones. Come diveva René non era affatto un concorso amatoriale e il solo fatto di essere stata scelta dalla Yamaha era un onore.
Alla fine della competizione eravamo nervosissimi. Stavano per dare i nomi dei 10 finalisti. Un signore è arrivato sul palco e ha chiamato il numero… Uno poi, con lentezza estrema, il numero.. Quattro. Dopo una lunga pausa ho sentito solo la parola GO, aveva appena nominato il numero Cinque!! Ero passata in finale. Se dico che ho pianto potreste pensare che piango per nulla ma ero talmente felice. La cosa strana era questa: la mia canzone era in francese perchè rappresentavo la Francia mentre la maggior parte delle canzoni era in inglese.
C’era comunque un ambiente straordinario, tutti si parlavano, si incoraggiavano e le interpreti spesso non riuscivano a seguire i nostri discorsi. Ci hanno assegnato nuovi numeri, il mio era di nuovo il 5. Ho pensato ad un segno del destino. Dopo le nuove esibizioni i giudici si sono riuniti a deliberare, credo siano stati almeno due ore per deliberare. L’attesa era snervante. Certo che i giapponesi sono maestri della suspense!
Nel momento in cui davano i premi, mi dicevo : o mi eliminano o no. Nel momento in cui restarono solo due trofei ed eravamo rimasti in due a non essere stati nominati mi sono detta: c’è qualcosa che non va. Ad un certo punto è venuto il momento di nominare il vincitore del Gran Premio della canzone ed è stato nominato un artista messicano di nome Yoshio. Non ho capito subito cosa stesse succedendo ho solo visto il presentatore che si è girato verso di me e mi ha nominata come vincitrice ex-equo. Ancora una volta le mie lacrime hanno preso il sopravvento, ero troppo felice, ho pianto di gioia!Alla fine della serata i responsabili del Festival hanno annunciato che avrebbero dato un premio speciale , il premio del direttore d’orchestrsa all’artista che i musicisti avevano apprezzato di più. E la sorpresa è stata grande quando ho scoperto d’essere io quell’artista.Uno dei responsabili della Yamaha ci ha chiesto di prolungare il nostro soggiorno in Giappone, René ha accettato. I giapponesi sono talmente gentili che non gli si può dire di no.L’esperienza a Tokio è stata una delle più belle della mia vita.
James Cameron e il relitto del Titanic

Alle due e venti del mattino del 15 aprile 1912 “l’inaffondabile” Titanic scomparve in fondo al mare trascinando con sé 1.500 vite umane. Cento anni dopo, nuove sofisticate tecnologie ci hanno fornito immagini molto più complete e dettagliate del famoso relitto.
Ecco l’incipit dell’articolo di una delle più prestigiose riviste scientifiche, National Geographic Italia, che dedica la copertina di aprile 2012 al grande transatlantico del 1912.
I primi a ritrovare il relitto sono stati Robert Ballard dell’Explorer-in-Residence della National Geographic Society e Jean-Louis Michel che nel 1985 hanno effettuato le prime immersioni per fornirci le prime immagini del famoso transatlantico sommerso. Di recente anche James Cameron e Paul-Henry Nargeolet hanno ottenuto immagini molto più chiare e vivide del relitto.
Ma è grazie alle immersioni degli ultimi anni che finalmente abbiamo immagini dettagliate di quello che prima era un ammasso di detriti indecifrabili, come spiega William Lange studioso della Woods Hole Oceanographic Institution.
Hampton Sides, autore dell’articolo per National Geographic scrive:
Lange ha fatto parte della spedizione di Ballard che localizzò il relitto e da allora ha esplorato il sito con apparecchiature fotografiche sempre più sofisticate. La immagini che mi ha mostrato, risultato di una spedizione costata parecchi milioni di dollari, effettuata nell’agosto-settembre 2010, sono state scattate da tre veicoli robotici di ultima generazione che si sono immersi a varie profondità sopra il fondo marino compiendo lunghe perlustrazioni programmate.
Ma cosa ci affascina davvero di questo tragico incidente? Per molti questo fascino è dovuto alla tragica fine di 1.500 vite umane, per altri la fine di un’epoca di ottimismo e fede nella scienza e nelle nuove tecnologie, come precisa lo stesso James Cameron:
Il primo decennio del Novecento fu caratterizzato da un esaltante ottimismo. Ascensori, automobili, aerei, la radio! Meraviglia si aggiungeva a meraviglia, in una spirale verso l’alto che sembrava non avere limiti. Poi tutto è crollato.
Piccola curiosità, anche il CelineDionItalia.com che nel 2011 è stato a Las Vegas, ha avuto modo di vedere la mostra semipermanente di oggetti del Titanic recuperati dal fondo dell’oceano; questa si tiene al LUXOR HOTEL lungo la Strip.
Ciò è testimonianza di un interesse ancora vivo per il transatlantico inaffondabile. La società RMST che si occupa dell’esposizione, nel 2011, ha annunciato di voler mettere all’asta l’intera collezione per un valore di 189 milioni di dollari a patto che l’acquirente accetti le rigide condizioni imposte dalla corte federale degli Stati Uniti.
La RMST si è valsa dell’aiuto scientifico della NOAA e di uno dei massimi esperti del Titanic per analizzare le immagini del 2010, il suo nome è Bill Sauder.
Lo scrittore Hampton Sides ci racconta dell’incontro con quella che definì l’equipe di esperti del Titanic composta da James Cameron, Bill Sauder, Paul-Henry Nargeolet, Ken Marschall,Don Lynch e due architetti della marina americana.Cameron ha tutti i titoli, spiega l’autore, per fare parte di una equipe di specialisti perchè ha contribuito fortemente alla costruzione di veicoli robotici in fibra ottica che hanno catturato immagini del relitto mai viste prima. La domanda che tutti si pongono durante questo incontro è : perchè il Titanic si spezzò? Dove si trovano esattamente i resti? :
Il transatlantico urtò lateralmente l’iceberg alle 23.40; l’impatto deformò in modo permanente una sezione di dritta, lunga 90 metri, e squarciò sei compartimenti stagni anteriori. Da quel momento in poi l’affondamento era inevitabile. Tuttavia, è possibile che sia stato accelerato dalla mossa di alcuni uomini dell’equipaggio che aprirono il portello di murata di sinistra nel tentativo, poi fallito, di caricare le scialuppe da un’altezza inferiore. Poichè la nave aveva già iniziato a inclinarsi a babordo, non riuscirono più a richiuderlo e all’1.50 del mattino la prua si era abbassata talmente da consentire all’acqua di penetrare anche da quell’apertura (…) alle 2.18 la prua era allagata a la poppa si era sollevata in aria quel tanto che bastava per far emergere le eliche, creando sollecitazioni catastrofiche alla nava, a quel punto il Titanic si spezzò in due.
Lo scrittore continua:
Separata dal troncone di poppa, la prua si inabissò mantenendo una forte inclinazione. Acquistando velocità durante l’affondamento , cominciò a perdere pezzi; i fumaioli si staccarono, la timoniera si frantumò. Infine, dopo cinque minuti di discesa inarrestabile, la prua picchiò sul fondo con una tale forza che i solchi lasciati dai materiali espulsi nell’impatto sono visibili ancora oggi. La poppa, sprofondò in modo ancora più drammatico, ribaltandosi e avvitandosi a spirale.
Nella sua drammatica discesa di 4.000 metri la poppa si ruppe , si piegò, si deformò e in parte si disintegrò. La maggior parte delle 1.496 vittime morì di ipotermia in superficie; i cadaveri continuarono a galleggiare sorretti dai giubotti di salvataggio di sughero.
L’INCONTRO COL REGISTA-ESPLORATORE: JAMES CAMERON
Come tutti i fans di Céline Dion sanno, il film è stato girato da James Cameron, grande reigista e grande appassionato del Titanic. E’ proprio James Cameron che scrive su National Geographic l’esperienza del film e delle ricerche per rendere il lavoro cinematografico il più fedele possibile:
La nostra esplorazione-racconta Cameron- archeologica degli interni del transatlantico è iniziata nel 1995, durante la fase finale delle riprese del relitto per il film Titanic. Allora disponevamo soltanto di un ROV piuttosto ingombrante chiamato Snoop Dog, che non era molto più sofisticato di un attrezzo di scena, ma eravamo comunque riusciti a guidarlo giù dal ponte D fino al sontuoso scalone. Le sue luci rivelarono che molti dei pannelli di legno intarsiati erano rimasti intatti .
Dopo l’uscita del film le ricerche di Cameron continuarono e lo portarono a costruire due nuovi veicoli robotici che fossero più piccoli e funzionali nell’ispezione delle cavità del relitto. Queste ricerche continuarono nel 2001 e ancora nel 2005 quando Cameron ha avuto la possibilità di fotografare e documentare il 65% degli interni del transatlantico:
Nel salone da pranzo e nei saloni di prima classe troviamo ancora intatte le alte vetrate artistiche. Sulle pareti e sulle colonne ci sono i rivestimenti di mogano intagliati a mano e in alcuni pannelli è ancora visibile il colore bianco delle decorazioni (…)
nella sala radio insonorizzata rimangono le attrezzature radio con gli interruttori nella stessa posizione in cui li lasciarono i giovani marconisti Harold Bride e Jonathan Phillips. Abbiamo così la conferma che prima di abbandonare la postazione perchè l’acqua aveva raggiunto il ponte esterno i due staccarono la corrente. Fotografiamo persino il trasformatore che avevano riparato giusto la sera prima del naufragio. Infrangendo il protocollo, i due, patiti di tecnologia, riuscirono a far funzionare di nuovo la radio, un gesto che salvò 712 vite umane perchè in caso contrario la nave di salvataggio CARPATHIA avrebbe potuto non ricevere il loro SOS.
Cameron ci spiega inoltre che nel 2001 avrebbe voluto raggiungere la suite situata sul ponte C, di Ida e Isidor Straus, i due anziani coniungi che hanno prefetiro morire assieme anzichè dividersi. E’ proprio pensando a quella suite che Cameron ha ricostruito la suite di Rose e della madre nel film.
Nel 2005 Cameron riesce finalmente a penetrare proprio in quella suite, grazie all’ausilio del robot Gilligan :
Nello scintillio dorato apparso sotto i riflettori del robot, riconosciamo il camino di mogano intarsiato ancora e intatto e l’orologio placcato d’oro che lo sormontava, proprio come risultava dalla foto d’archivio e così come lo avevamo riprodotto per il film. Dopo 33 immersioni della durata media di 14 ore ciascuna, ho trascorso su quella nave più tempo di quanto non abbia fatto il comandante Smith in persona. I ricordi più forti legati a tutte queste missioni sono le passeggiate che ho compiuto tra i corridoi e le scale del Titanic grazie al mio avatar ROV.
La sensazione che abbiamo da questa emozionante ricostruzione di James Cameron è quella di un affascinante sogno, un viaggio in luoghi inesplorati in cui i motori e l’ambiente marino convivono in simbiosi da ormai 100 lunghi anni.
Fonte: National Geographic Italia, aprile 2012, VOL. 29 N.4-Milano
C’era una volta a Charlemagne

Come tutti i fans sanno, la nostra amata Céline è nata a Charlemagne, piccola cittadina del Québec situata a nord della Municipalità regionale della contea dell’Assomption, nella Launadière. Charlemagne fa parte della regione metropolitana di Montréal. La devise della cittadina è Mon nom est ma couronne , il mio nome è la mia corona.
Oggi vi proponiamo una breve storia della città e una piccola ricerca concernente la casa d’infanzia di Céline.
Charlemagne deve la sua origine allo stabilimento di carteria McLean
fondata nel 1870 dalla compagnia l’Assomption Lumber.
Come primo servizio pubblico, l’anno 1889 salutò la comparsa del telefono pubblico a Charlemagne. Da quella data in poi altri si aggiungeranno alla compagnia del mulino già a partire dal 1892.
La municipalità è stata così costituita nel 1906 quando la nascente Charlemagne, prima chiamata Laurier, si distacca completamente dai territori di Lachenaie e Saint-Paul L’Eremite. Charlemagne deve il suo nome non all’antico imperatore della dinastia dei Carolingi, bensì a Romuald-Charlemagne Laurier che è stato deputato federale della circoscrizione de l’Assomption e fratellastro di Sir Wilfrid Laurier, primo ministro del Canada agli inizi del ’900.
Lo statuto cittadino risale al 1969.
Per i più curiosi sappiate che alle porte di Charlemagne si trova un monumento dedicato a Céline Dion; il globo terrestre su cui sono incise le parole di Une Colombe, una delle canzoni più conosciute da Céline, in Québec, rappresenta la metafora di unione solidale e fraterna tra i popoli.
Inoltre la ville de Charlemagne ha dedicato alla nostra beniamina un boulevard lungo 1,5 km proprio nel cuore di Charlemagne:
Su questa decisione la commissione de toponimi di Charlemagne non era del tutto favorevole dato che un tale omaggio dovrebbe essere reso solo ad un personaggio storico deceduto da oltre 10 anni. La municipalità però ha voluto rendere omaggio ugualmente a Céline Dion con questo boulevard, grande arteria commerciale.
Una storia d’amore

Quest’oggi vi raccontiamo una bellissima storia d’amore,faremo un tuffo nel passato, nella gioventù di Adhémar e Thérèse Dion. Abbiamo scelto di raccontarvi questa storia perché ci dà la possibilità di penetrare in un mondo povero ma ricco di emozioni, una storia che ci fa capire le radici vere e profonde della nostra amata petite fille du Québec.
Ringraziamo Rita Paternostro che ha tradotto questa storia per noi e vi auguriamo buona lettura.
Un giorno di Agosto del 1944, Henry Tanguay, il fratello più grande di Thérèse (madre di Céline), il quale lavorava in un’azienda dall’alluminio in Canada a La Tuque, tornò a casa e raccontò alla famiglia la coincidenza che gli capitò.
A lavoro, incontrò un ragazzo con l’accento di Gaspé (una penisola del Sud-Est del Quebec), suo padre invece era un mercenario del Saint-Bernard-des-Lacs.
“Hai chiesto il suo nome?”
“Ma io non lo conosco”
“Se tu l’avessi conosciuto, stupido, non ci sarebbe stato bisogno di chiederglielo. Quando non conosci qualcuno, allora si chiede il loro nome.”
Il giorno dopo, lui chiese al giovane uomo chi era. Adhémar Dion, gli disse. Veniva da Les Méchins, nella penisola Gaspé.
“Io lo conosco” disse Achille Tanguay. “È il ragazzo di Charles Dion e Ernestine Barriault. Sono tutti musicisti in quella famiglia.”
Charles Dion, il padre di Adhémar, era un lavoratore, affidabile e veloce nel combattere. Aveva una debolezza per l’alcool a viveva alla giornata, vagando da un campo ad un altro con i suoi fratelli ai mergini settentrionali della civiltà. Era appena arrivato in La Tuque con la sua famiglia.
Achille Tanguay era così felice di riunirsi con il suo amico d’infanzia che decise di andare a visitare i Dion con tutta la sua famiglia. “Digli che saremo da loro,” egli disse a Henry. E quando Thérèse tornò dal’ ospedale Saint-Joseph-du-Lac dove lavorava come infermiera aiutante, gli disse, “Porta il violino con te. Voglio che Charles Dion veda che mia figlia conosce la musica.”
L’idea di suonare il suo violino di fronte un totale sconosciuto riempiva Thérèse di terrore. Lei spesso suonava da sola. La musica era qualcosa di privato per lei, il suo modo di esprimere le emozioni. “Ma allora” lei ricordava, “i bambini facevano ciò che i genitori dicevano loro.”
La casa dei Dion era un luogo deprimente. Niente nei muri, nessuna decorazione, niente di confortante, nessuna poltrona o divano, nemmeno abbastanza sedie per sedersi tutti.
Thérèse ricorda, che la sua prima impressione di Adhémar non era molto buona. “Sembrava bloccato da me. Indossava una maglietta bianca e pantaloni anche se non era domenica.”
Spinti dai loro genitori, Thérèse e Adhémar iniziarono a suonare. Timidamente, all’inizio. Adhémar era un fisarmonicista molto bravo. Conosceva tutti i brani che Thérèse poteva suonare, e molti altri di cui lei non aveva mai sentito parlare, come “The Mockingbird” e “Sainte-Anne Reel.”
Mentre stava per andare, Achille Tanguay invitò i Dion nella loro casa. Il giorno successivo, Adhémar si presentò con il suo violino. Presto fece l’abitudine nel trascorrere le serate in casa Tanguay.
Adhémar sviluppò un ottimo senso di responsabilità. Da quando suo padre fu inaffidabile, si dovette prendere cura della sua famiglia e fare del suo meglio per mantenere i suoi fratelli e sorelle più piccoli. A 17 anni, andò a lavorare nel sito di costruzione della diga Rapide-Blanc. Poi trovò un lavoro in Shawinigan Water and Power, dopo di questo, nella fonderia d’alluminio. Alla fine, la sua famiglia lo seguì a La Tuque.
Quando Adhémar e Thérèse suonavano i loro strumenti, lui la guardava e sorrideva. Questo era il trucco: il suo sorriso, la loro musica, una cosa molto privata che hanno condiviso.
Quell’autunno, nonostante il disapprovo dei genitori, Thérèse, con sua sorella e le loro amiche, parteciparono ad un grande ballo. Lei incontrò Adhémar lì. Lui le disse che le piaceva tantissimo, ma che era in partenza per la regione di Abitibi dove aveva trovato un lavoro in cui era pagato di più rispetto la fonderia.
“Ti aspetterò,” disse Thérèse. Così lei tornò a suonare il suo assolo con il violino. Quando Adhémar tornò, le comprò un anello. Segretamente, si fidanzarono. Dopo, Thérèse mostrò l’anello nel suo dito ai suoi genitori.
Si sposarono il 20 Giugno del 1945, lo stesso giorno di suo fratello. Lei avrebbe fatto 18 anni il 20 Marzo. Adhémar celebrava i suoi 23 anni il 2 dello stesso mese.
Il matrimonio ebbe luogo all’hotel Royal, successivamente la giovane coppia prese il treno a Quebec City per la luna di miele.
Font: Georges Hérbert Germain, Celine. The authorised biography, Dundurn press, Toronto 1998
Un giorno con André

Come molti fans di Céline sanno André Coutu è un chitarrista,compositore che lavora con la Dion dal 1991.Laureatosi all’Université de Montréal ha continuato la propria carriera musicale lavorando per grandi artisti (internazionali e quebecchesi) quali David Foster,Lynda Lemay,Isabelle Boulay,Robert Charlebois,Ginette Reno e Ima,giusto per citarne alcuni.
Oggi, in esclusiva per il CelineDionItalia.com pubblicheremo l’intervista fatta ad André Coutu durante il periodo natalizio, scopriremo assieme un André inedito che ci racconterà tanti anni di avventura musicale con Céline. Vi auguriamo Buona lettura!
F: Salve André innanzitutto grazie della tua gentilezza e disponibilità. Raccontaci come hai intrapreso la tua carriera musicale? Come mai hai scelto la chitarra come tuo strumento?
André: La chitarra mi ha sempre attirato sin da bambino, certo avevo provato il pianoforte ma il mio desiderio era imparare a suonare la chitarra. Un giorno,avevo circa 12 anni, ne ho ricevuta una in regalo ed è stato subito colpo di fulmine! Certo so suonare il pianoforte, il che è essenziale per comporre, suono inoltre la tastiera, il basso ma la chitarra classica è lo strumento che mi rappresenta di più, che conosco meglio e che posso sfruttare al massimo.
F: Tu hai studiato dove? Parlami della tua gioventù.
André: Ho studiato innanzitutto a Chicoutimi, il luogo in cui sono nato. E’ una piccola cittadina a nord di Quebec, dove fa tanto freddo ma la gente è tanto gentile e calorosa. A Chicoutimi c’è un conservatorio di musica in cui ho iniziato a studiare la chitarra classica e allo stesso tempo chitarra elettrica. Ci divertivavamo un mondo con gli amici di infanzia, suonavamo tutti assieme in una band. Anni dopo sono andato all’Università di Montréal per completare i miei studi in musica jazz e musica popolare o pop.
F: Come hanno vissuto i tuoi genitori la tua gioventù da musicista?
André: I miei genitori hanno fatto tantissimi sacrifici per darmi tutto ciò di cui avevo bisogno, sono stati molto generosi con me, ed essendo figlio unico, mi hanno permesso di studiare musica la cosa che più amo. Mi hanno sostenuto nel mio studio e poi nel lavoro di musicista, malgrado questo sia un mestiere poco rassicurante per loro, però devo dire che ho avuto fortuna e sono riuscito ad ottenere ottimi risultati. Ho fatto della mia passione un lavoro che mi permette di vivere bene e questo andando ben al di là delle aspettative dei miei genitori.Loro hanno sempre visto quanto amassi suonare, si potrebbe persino dire che vivevo solo di quello.
F: Come vivi questa vita da musicante-viaggiatore? Cosa ne pensa la tua famiglia attuale?
André: Certo è bello visitare tutti questi posti nuovi, un’occasione unica e rara nella vita, lavorare viaggiando. Però bisogna dire che questo può essere stancante con il tempo, bisogna educare il proprio corpo e prendersi tutto il tempo per riposare per essere in forma per gli spettacoli. Adesso che sono a Las Vegas per esempio per la mia famiglia e le mie figlie è più facile venirmi a trovare, per passare più tempo assieme.
F: Piccola curiosità, ma per il Taking chances world tour del 2008-2009 come facevi a vedere la tua famiglia?
André: Sarebbe stato certo impossibile partire con me perchè ognuno ha il proprio lavoro, le mie figlie la scuola, però trovavamo sempre la soluzione per vederci, ad esempio quando Céline si è esibita al Madison Square Garden, la mia famiglia mi ha raggiunto, o per esempio anche quando siamo andati in California c’è stata la possibilità di vederci.
F: parliamo un pò dei tuoi miti musicali, quali sono i cantanti che ami? quali i musicisti?
André: Céline sicuramente è una delle mie artiste preferite, ha davvero un talento eccezionale. Mi piacciono inoltre Michael Jackson, Stevie Wonder, Elton John,Eric Clapton,James Taylor,Robert Plant, Bono. Ci sono anche altri artisti Soul che mi affascinano particolarmente quali Me’shell Ndgeocello e Erykah Badu e tanti altri…
F: Parliamo un pò dello show se ti va, quale è la tua canzone preferita? come vivi con gli altri artisti?
André: Ci sono tantissime canzoni che amo ma la canzone a cui tengo di più è in assoluto Where does my heart beat now perchè mi ricorda l’inizio di questa splendida avventura, quando ho cominciato a lavorare per Céline e René. Un’altra canzone che apprezzo è The reason in cui ho la possibilità di interagire musicalmente solo con Céline. Tutto il concerto comunque è davvero spettacolare ed è un piacere per me farne parte. Come vivo con gli altri artisti? Bene, siamo tanti, e molti di noi lavorano con Céline da più di quindici anni, Mégo, Paul Picard, Yves Frulla, Elise Duguay,Dominique Messier,Marc Langis, Barnev Valsaint e recentemente si è aggiunto Jean Seb Carré. Perciò molti dei musicisti sono amici di lunga data, siamo come una grande famiglia, non abbiamo bisogno di parlare per comprenderci. Musicalmente la nostra vita scorre a ritmi frenetici, tutti abbiamo un ruolo ben definito all’interno dell’orchestra. Recentemente sono stati aggiunti 5 ottoni e 15 strumenti a corde, musicisti di grande qualità. E’ tranquilla e rilassata l’aria che si respira.
F: Come vivi a Las Vegas, cosa fai al di là delle prove?
André: Dal mese di agosto viviamo tutti qui a Las Vegas, ciò mi permette di passare più tempo con la famiglia, con le mie figlie. Quando sono qui e ho tempo libero compongo musica in un piccolo studio di registrazione che ho in casa. Nel tempo libero quando sono a LV amo suonare con vecchi amici anche loro musicisti mentre quando torno a Montréal con alcuni amici di vecchia data ho formato un piccolo gruppo che si chiama i Tree Bees .
F.: Qual è il tuo rapporto con Céline?
André: Credo di avere un buon rapporto con lei, non la vedo spesso, non le parlo spesso come la gente può immaginare. Lei è molto presa, e lo capisco, dalla sua vita, dalla sua famiglia e soprattutto dalla sua attività professionale. Tutti cerchiamo di rispettare la sua intimità. E’ una donna molto riservata.
F.: raccontami il tuo primo incontro con Céline Dion!
André: é un ricordo speciale, sicuramente lei non se ne ricorderà;avevo circa 25 anni e rimpiazzavo il mio professore di chitarra quando lei aveva solo 19 anni, avevamo fatto uno spettacolo a Québec Ville, uno dei miei primi ingaggi professionali fatto quasi ad improvvisazione, senza prove! Era andata bene e l’avevo trovata davvero gentile. Io portavo dei pantaloni un pò particolari, colorati a righe, molto vistosi se devo essere sincero. Lei è arrivata e mi ha subito detto : “Belli i tuoi pantaloni!”. Ci siamo rivisti anni dopo quando sono stato chiamato per diventare chitarrista associato. Sono sempre stato impressionato dal suo talento.
F.: ultima domanda, puoi dire di aver realizzato il tuo sogno d’infanzia?
André: Si, quello di fare il musicista e di esserne completamente soddisfatto.
F.: Grazie André. I fans italiani ti ringraziano del tempo che ci hai dedicato.
André: Mi fa molto piacere. A presto!
L’équipe du CelineDionItalia.com remercie André Coutu pour avoir rendu possible cette entretien. Merci André!
Piccola curiosità, lo staff del CelineDionItalia ha incontrato diverse volte André Coutu, come ad esempio per il 3° raduno dei fans italiani tenutosi il 2 luglio del 2008. L’immagine che vi postiamo però è quella del recente incontro in Nevada,a Las Vegas il 14 marzo 2011.












