Ognuno di noi ha una sua storia che merita di essere ascoltata, ma mentre alcune vite sono per così dire ordinarie, ad altre tocca il destino di essere sbalzate da un estremo all’altro: la povertà come la ricchezza, il disprezzo come le lusinghe, il successo mondiale come l’oblio. O forse no, l’oblio no, se un libro diventa una seduta di psicanalisi.

Il nome di Vito Luprano non vi suonerà nuovo: esso compare dietro ogni album di Céline da Incognito a Taking Chances come executive producer. Il produttore esecutivo non produce le singole canzoni, come vediamo nelle recording sessions, ma trova le canzoni, decide la linea editoriale degli album dal titolo al concept alla copertina, e progetta le hit. In un mondo in cui le major avevano un monopolio sulle radio e la TV, i produttori esecutivi le hit le cercavano, le riconoscevano a pelle, talvolta le costruivano. Questo, dal punto di vista professionale, il lavoro di Vito Luprano nei 23 anni più fertili e floridi della carriera di Céline (21 album che hanno totalizzato 200 milioni di copie fisiche).  E basterebbe questo per consigliarvi caldamente di leggere il suo primo libro It’s all coming back to me…, edito indipendentemente su Amazon in italiano, inglese e francese (la traduzione in giapponese è in cantiere). Ma poi c’è la vicenda umana, ci sono rapporti di lavoro che si confondono con quelli personali, ci sono tasti dolenti. Andiamo con ordine.

A differenza delle biografie ufficiali già edite, questo libro, anch’esso autorizzato dal team legale di Celine Dion, presenta il punto di vista del discografico, dell’uomo d’affari che vuole costruire una carriera mondiale, lavorando in tandem con René Angélil. Luprano racconta di come ha preparato la strada per Unison (primo album inglese di Céline), come ha convinto la Sony a decuplicare i budget inizialmente previsti per gli album di Céline, di successo in successo. Entrerete in sala di incisione con Jim Steinman mentre registrava It’s all coming back to me now, con David Foster per All by myself, scoprirete in che modo la morte della principessa Diana ha influenzato My heart will go on, andrete a Modena a casa di Pavarotti, alla notte degli Oscar, incontrerete il losco figuro Phil Spector che ha provato a nuocere gravemente a Céline e René… impossibile anticiparvi tutto. Leggete il libro!

Ma poi c’è il lato umano, si diceva. Un lato che come italiani, ci colpisce in prima persona. Quella di Luprano è una tipica storia di emigrazione del dopoguerra. Nato a Sannicandro di Bari in una famiglia di contadini, tanti fratelli e pochi soldi (come Céline stessa…), a 11 anni emigra a Montreal, e nessuno gli regala niente. Declassato a scuola perché non parla l’inglese, a 16 anni deve lavorare in una fabbrica di cappotti; la sera si inventa di tutto per sfuggire a quel copione già scritto per migliaia di suoi compatrioti emigrati: fa il batterista in una band, organizza sfilate di moda, poi comincia a lanciare talenti nelle discoteche, e un capitolo dopo l’altro, non senza rischiare guai molto seri lungo il percorso, arriva alla CBS Records, di lì a poco acquisita dal colosso Sony. In CBS, l’incontro con René Angélil e una giovane francofona che voleva lavorare “nella stessa casa discografica di Michael Jackson”. 

Qualche mese fa avrete probabilmente letto la notizia di antichi screzi tra Lara Fabian e Celine Dion, lanciata proprio dalla pubblicazione di questo libro. Ecco, in realtà quella notizia è poca cosa in confronto ai retroscena che Vito Luprano svela sul rapporto ambivalente con René. Il marito-manager di Céline si riconferma sicuramente in questo libro come il visionario audace che ha costruito la carriera dell’usignolo del Québec, ma di lui scopriamo anche lati meno edificanti, dall’accentramento all’impulsività, alla dipendenza dal gioco d’azzardo. Luprano, 14 anni più giovane di Angélil, ci è apparso quasi vittima di bullismo in alcuni episodi del suo dolceamaro amarcord. E non possono essere tutte frottole, se René ha chiesto e ottenuto che Luprano aspettasse la sua morte prima di pubblicare questo libro-bilancio di vita, e che Céline ne approvasse la pubblicazione, richieste entrambe onorate dall’autore.

Nel 2009, dopo 23 anni di successi ininterrotti, pochi anni dopo la rivoluzione digitale che aveva stravolto il mercato discografico, Vito Luprano viene licenziato nel più pusillanime dei modi. Quell’allontanamento brutale pone fine alla fase più incredibile della sua carriera. Deve vendere la sua villa, e il passaggio da ritmi di lavoro intensissimi al silenzio totale gli vale una diagnosi di depressione maggiore. Deve ricostruirsi una vita, come 32 anni prima, al suo arrivo in Canada. Il ragazzino pugliese diventato milionario è di nuovo solo, di amici gliene restano ben pochi. Da Céline e René, solo imbarazzati silenzi, interrotti da una telefonata nel 2011 e dal doloroso incontro al funerale di René. Gli ultimi capitoli del libro, pieni di riflessioni, di se, di forse, sono i più toccanti: un bilancio, un’autoanalisi, poi la fierezza di essersi rialzato. A Luprano va il merito di guardare in faccia il dolore, la frustrazione, il rimpianto, e di trasformarli in qualcosa di positivo: un perdono elargito a qualcuno che non gliel’ha neanche mai chiesto.

Che si creda o no alla sua versione dei fatti (a noi è parsa coerente, circostanziata e verosimile), sarebbe molto difficile contraddire Luprano quando dice “I left my mark in music”. Egli si definisce un uomo con una mentalità da operaio. Leggendo i suoi ricordi, a noi pare che abbia ragione, e proprio le sue origini italiane gli sono valse quelle doti di diplomazia, di prudenza, di duro lavoro che gli hanno permesso di raggiungere vette altissime. 

In più, ha un talento che noi gli invidiamo tantissimo: non ha mai avuto paura delle porte chiuse in faccia, “we were not afraid of rejection”.

Leggete, regalate e consigliate It’s all coming back to me…, il primo libro dello storico produttore esecutivo di Celine Dion.

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